Ora si può superare la Bossi-Fini

Ora si può superare la Bossi-Fini

Articolo di Liana Vita pubblicato su Il Manifesto il 25 giugno 2019

Ai più sarà sfuggito ma in Parlamento da alcune settimane si sta discutendo di riformare e finalmente superare l’impianto della legge Bossi-Fini, grazie all’iniziativa tenace di 90.000 cittadini e di decine di organizzazioni impegnate nella campagna «Ero straniero» che, di fronte all’immobilismo delle forze politiche nelle ultime legislature, hanno deciso di prendere in mano la situazione ed elaborare e depositare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare.


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Quella proposta, dal titolo «Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari», è ora all’esame della Commissione affari costituzionali della Camera. Relatore è il deputato Riccardo Magi, che come Radicali italiani è stato promotore dell’iniziativa popolare insieme a Casa della Carità di Milano, Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, A Buon Diritto, Cild, con il sostegno di decine di sindaci e organizzazioni, laiche e religiose, tra cui Legambiente, Oxfam, ActionAid, Scalabriniani, Chiese evangeliche e tante altre. Domani alcuni dei promotori saranno ascoltati in Commissione per raccontare com’è nata l’iniziativa popolare e cosa si prefigge, nell’ambito di una serie di audizioni di approfondimento e confronto sui punti proposti.

Oggi più che mai è indispensabile l’avvio di un confronto nel dibattito pubblico e nell’agenda politica sul tema dell’immigrazione centrato finalmente sui due aspetti centrali per il nostro Paese, al di là degli schemi securitari abusati su cui si insiste in maniera strumentale: gli ingressi dei cittadini stranieri per lavoro e l’integrazione di quanti in Italia già vivono e lavorano. La proposta di legge vuole superare i limiti di un sistema, introdotto nei primi anni 2000, che ha ormai dimostrato di non funzionare, principalmente perché non rispondente alla realtà del nostro paese e al fabbisogno del mondo produttivo italiano. E così i canali d’ingresso attuali sono inutilizzati e criteri troppo rigidi impediscono a chi è in Italia di emergere dal nero e mettersi in regola.


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La proposta in discussione, invece, prevede l’introduzione di nuovi meccanismi di ingresso per lavoro ricorrendo all’intermediazione tra domanda e offerta, svolta da parte di enti pubblici o privati per facilitare l’incontro dei datori di lavoro italiani con i lavoratori stranieri selezionati, i quali avrebbero un permesso per venire in Italia e sostenere il colloquio di lavoro.

Quanto al secondo aspetto, il pieno inserimento nella società della popolazione straniera residente nel nostro Paese, oltre a una serie di garanzie di parità di accesso alle prestazioni sociali per gli oltre cinque milioni di stranieri regolarmente residenti, la proposta di iniziativa popolare cerca di sanare alcune situazioni di irregolarità dovute essenzialmente alla poca duttilità del sistema in vigore, non più adeguato alla realtà italiana, soprattutto dopo l’intensificarsi degli arrivi negli ultimi anni. Migliaia di richiedenti asilo, per esempio, in attesa della risposta alla loro domanda di protezione, in questi anni hanno trovato una propria sistemazione e incontrato datori di lavoro che li hanno formati e assunti. Se alla fine hanno ricevuto una risposta negativa alla richiesta d’asilo, quei richiedenti sono diventati irregolari e sono probabilmente rimasti sul nostro territorio senza però poter lavorare e sperare di ottenere un titolo di soggiorno perché la legge attuale non lo permette. In pratica non possono più né essere assunti né sanare la propria posizione e difficilmente verranno rimpatriati. Cosa prevede invece la proposta popolare per chi si trova in questa situazione? Un permesso di soggiorno per comprovata integrazione, che permetterebbe di mettersi in regola a fronte della disponibilità di un lavoro o di legami familiari, sottraendo così decine di migliaia di persone alla precarietà e all’illegalità, con un apporto positivo per tutti. Del resto, anche in Germania, su proposta del governo e dello stesso ministro dell’interno Seehofer – non di certo sostenitore della linea «Accogliamoli tutti!» – è stata da poco approvata una legge sull’immigrazione che promuove nuovi ingressi di lavoratori stranieri e offre la possibilità di rimanere ai richiedenti asilo che hanno ricevuto un diniego a patto che abbiano un lavoro.

Ai decreti sicurezza, ai trattenimenti forzati di persone in mare, alla contrazione delle forme di protezione, all’abolizione dei servizi per chi è in accoglienza, con tutte le conseguenze sulle persone e sui territori, non ci può essere risposta migliore e più tempestiva.


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